Si tratta del nuovo esilarante
"gruppo" di Facebook composto da più di 30.000 avvocati pronti ad
immortalare e postare stravaganti immagini di soggetti incontrati in Tribunale.
E se ne vedono di tutti i
colori … ma di tutti i colori davvero !!! Da Milano a Nocera, passando per Roma
e finendo a Santa Maria Capua Vetere, la
moda nei Tribunali sembra tingersi
di sfumature sgargianti e la bacheca d’un tratto si riempie di pellicce
sintetiche talmente tanto fuxia che in confronto il rosa shocking impallidirebbe
timidamente.
Look, talvolta, davvero improponibili
… pantaloni di pelle (e se ne vedono anche di pitonati!!!), tacchi estremi
(degni di una cubista) che battono elegantemente sui marciapiedi del
Tribunale. C’è chi poi ha delle scarpe da
uomo classiche e distinte. Peccato che a ben vedere siano una diversa dall’altra
(!!!) … Ed avere una scarpa marrone ed
una nera, daltonismo a parte, crea il giusto link tra Tribunale e Facebook … i piedi dell’uomo finiranno immancabilmente
su un post del gruppo!
Abiti succinti e
provocanti si mescolano a mise più "pigiamesche"
… Si sa, certe volte la comodità è tutto! … Ecco quindi far capolino nei
corridoi le più colorate tute, gente che pare appena uscita da un cantiere …
che una bella birretta alla mano non ci starebbe mica male mentre si fa la fila
in macelleria … ops … in cancelleria!
Ora scherzi a parte, sappiamo
tutti che l’abito non fa il monaco. Tuttavia,
chi sa dell’esistenza di questo fenomeno è ben consapevole, quando si sveglia
la mattina, che oltre a correre (fascicoli alla mano) per andare in udienza
dovrà anche cercare di vestirsi in maniera decente, o quanto meno sobria … insomma
non dare nell’occhio.
Un particolare fuori posto,
un segno distintivo troppo eccentrico non passerà inosservato. Sarà quasi
sicuramente immortalato, postato e commentato. Tutti si chiederanno se si
tratta di un look «chic» o, al contrario, «choc» e se è vero che i gusti sono
gusti, talvolta si esagera davvero!
Ora, al di là di ogni (inutile
e ridicola) paternale sul presunto decoro della professione, sarebbe meglio
badare più alla sostanza che alla forma e l’unica forma che di un avvocato dovrebbe
interessare è quella che i latini chiamavano la «forma mentis».
Ma cosa c’è oggi nella
mente di un avvocato?
Chi non svolge questa
professione non può saperlo. Tralasciando i principi del foro, l’avvocato del
nostro tempo talvolta si sente smarrito e confuso.
L’avvocato sa bene che
dovrà studiare per tutta la vita, ma sa anche che non potrà stare troppo tempo
sulla scrivania. Dovrà anche uscire, fare una capatina al bar o (per i più
distinti) al club! I clienti non vengono da te se non ti conoscono e non ti
hanno mai visto in giro.
Dovrà sorridere (anche
quanto va tutto storto). Sorridere sì, ma a denti stretti. I clienti non vanno
da chi sembra triste o musone, ma non vanno nemmeno da chi sembra prendere
tutto alla leggera.
L’avvocato, passa ore ed
ore chiuso tra le mura del suo studio sommerso dalle carte. Cerca di risolvere
i problemi degli altri, tralasciando i suoi da parte. Magari è in grado di districarsi
tra sillogismi e ragionamenti filosofici a favore del proprio cliente, ma
intanto le sue bollette fanno la muffa, tanto quelle sono "facili" …
basta pagarle!
Ed ecco un’altra nota
dolente … i clienti che non pagano … ed è inutile fare finta di niente: è così e l’avvocato
lo sa bene. Certe volte la gente crede che l’avvocato sia un dispensatore di
consigli, così a gratis (!!!) eh si …
perché gli piace lambiccarsi il cervello, d'altronde ha solo studiato tutta una
vita!!! … E intanto ore ed ore ad ascoltare, interpretare e risolvere i
problemi degli altri … mentre la muffa delle sue bollette aumenta.
L’avvocato lo sa che la cliente
che non paga va tutte le settimane dal parrucchiere
e dall’estetista, l’avvocato la vede
la macchina nuova di zecca del
cliente che fino all’altroieri diceva di non avere un euro! Sì, la vede … ma poi abbassa lo sguardo e continua
il suo lavoro, perché ha troppo da fare … Vede anche i post su Facebook, si fa
una risata e magari impietoso (gli avvocati sono anche così) commenta pure maliziosamente. Poi però torna
al suo lavoro e tra una scartoffia e l’altra lo ha già "perdonato"
quel collega dal look improbabile, pensando tra se e se … «chissà se se la
passa meglio di me» !
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