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venerdì 14 luglio 2017

Assenza da lavoro per malattia: addio ai certificati medici


Per i primi tre giorni di malattia non servirà più il certificato medico: basterà l’autocertificazione del lavoratore stesso

In caso di malattia il dipendente potrà autocertificare il proprio stato di salute, giustificando – senza la necessità di un certificato medico -  i primi tre giorni di assenza da lavoro. È quanto prevede il disegno di legge presentato da Maurizio Romani, Vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità, con il sostegno della Federazione degli Ordini dei Medici. Se il disegno di legge verrà approvato, per i primi tre giorni di assenza dal lavoro per malattia non sarà più necessario il certificato medico. Sarà, infatti, il lavoratore stesso a poter autocertificare, sotto la propria responsabilità, il proprio stato di salute.

Ecco, in sostanza, cosa cambia.
Secondo le norme vigenti per potersi legittimamente assentare il dipendente deve prima di tutto dare comunicazione al datore di lavoro del proprio stato di malattia. Il lavoratore dovrà, poi,  recarsi dal proprio medico curante che dovrà verificare e certificare clinicamente la sussistenza della malattia.
Detta certificazione deve attestare lo stato di salute del dipendente sulla base di sintomi clinicamente non obiettivabili: il documento, in sostanza, deve indicare con precisione di quale patologia si tratta e per quanti giorni il lavoratore dovrà assentarsi.
Tuttavia, ci sono disturbi - come lievi gastroenteriti o mal di testa - la cui diagnosi non sempre può essere fondata sulla base di  dati clinici constatati direttamente ovvero oggettivamente documentati. Il medico, in questi casi, deve limitarsi - all'interno del rapporto di fiducia che lo lega al paziente - a prendere atto di quanto lamentato dal dipendente. Tutto ciò, però, espone il sanitario a responsabilità che non sono di poco conto: in caso di violazioni, infatti, la legge prevede forti sanzioni sia per il lavoratore che per il medico, con multe da 400 a 1.600 euro e carcere da uno a cinque anni.
Di qui la necessità di una riforma volta sia a sollevare il medico da eventuali responsabilità (per erronee o false attestazioni) che a consentire al dipendente di far valere, in piena autonomia, il proprio diritto ad assentarsi anche per lievi e non clinicamente accertabili patologie.
Il disegno di legge, infatti, introduce la possibilità, in presenza di un disturbo invalidante ma passeggero, che sia il lavoratore stesso, sotto la propria esclusiva responsabilità, a comunicarlo sia al datore di lavoro che al medico. Quest’ultimo, dunque, farà semplicemente da tramite per la trasmissione telematica dell'autodichiarazione del dipendente all'Inps e al datore di lavoro. L’autocertificazione servirà per "coprire" i primi tre giorni di malattia del dipendente, che auto-giusticandosi si assume la responsabilità della propria attestazione.
Detta riforma - come facilmente intuibile - è sostenuta da gran parte del mondo medico, ma è vista con sospetto da quanti temono che possa rivelarsi tale da alimentare un ingiustificato assenteismo ed una sorta di legittimazione per i "soliti furbetti".

Samperisi&Zarrelli Studio Legale
Produzione Riservata



domenica 26 febbraio 2017

Allarme meningite e vaccini: solo una manovra per vendere più medicinali?


Come noto, alcune settimane fa è scoppiato nel nostro Paese un vero e proprio "allarme meningite" ed il panico ingeneratosi ha portato ad una irrefrenabile corsa al vaccino, che ha inevitabilmente "rimpinguato" le casse delle aziende farmaceutiche.

L’enorme clamore suscitato dai tragici casi di meningite censiti in Italia, ha "insospettito" molte associazioni di consumatori.
In particolare, il Codacons lo scorso mese (gennaio 2017) ha presentato a diverse procure una denuncia al fine di "vederci chiaro" sulla vicenda.

Nella sua denuncia il Codacons sostiene che «pur essendo i numeri sull'incidenza della malattia pienamente nella norma, si è scatenata una corsa ai vaccini che determina non solo spese a carico dei cittadini per decine di milioni di euro, ma anche palesi discriminazioni tra utenti a seconda della zona di residenza».
«A seguito del clamore suscitato dai casi censiti in varie regioni italiane» spiega il Codacons «la corsa spesso ingiustificata al vaccino anti-meningite ha fatto più che raddoppiare il numero delle dosi fornite alle Asl sul territorio nazionale facendo registrare un +130% nello scorso mese di dicembre almeno da quanto sembrerebbe riportato da tutti i media, stampa e siti web».

Da qui la richiesta di indagare sui reati di procurato allarme e abuso di atti d'ufficio nei confronti di soggetti pubblici e privati ivi compreso il Ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità.

Detta richiesta è stata "accolta" dalla Procura della Repubblica di Catania, ove le indagini sono attualmente in corso.

Ciò che – in particolare – si vuole acclarare è se i comportamenti di soggetti pubblici e privati e le loro dichiarazioni apparse sui mass media abbiano contribuito a scatenare il panico nella popolazione e se tali proclami possano aver celato possibili interessi speculativi volti a favorire le aziende farmaceutiche produttrici dei vaccini, risultando gli stessi idonei a produrre un inutile allarmismo ingenerando una distorta convinzione nella collettività.

Ora, senza voler entrare nel merito della questione e senza voler esprimere giudizi sulla fondatezza o meno della stessa, è doveroso sottolineare che la "paura di ammalarsi" è una paura atavica ed in quanto tale connaturata in ogni essere umano, di talché l’allarmismo – in casi come questi – è quasi per definizione inevitabile.


"Ai posteri – dunque – l’ardua sentenza" …